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#WorldLionDay | Non spegniamo il ruggito del Leone

Roma, 10 agosto 2016 | Oggi si celebra il #WorldLionDay, la giornata mondiale per i leoni. Il felino icona dell'Africa, da sempre sinonimo di coraggio, il re incontrastato del continente nero, è un altro dei giganti fragili del nostro pianeta. In 21 anni, secondo le stime IUCN, ha perso il 43% della popolazione (se guardiamo l'ultimo secolo, la percentuale sale al 90%) e, benché sia indicato solo come 'vulnerabile' nella Red List, si stima che potrebbe essere estinto entro il 2020. Caccia sconsiderata, perdita dell'habitat naturale, riduzione delle prede, conflitto uomo animale sono fra le principali cause della scomparsa del leone, che con probabilità, sempre secondo IUCN, è già estinto in 7 Stati dell'Africa Sub-Sahariana. La perdita del predatore più importante d'Africa avrebbe un impatto enorme sull'intero ecosistema.

Che si tratti di 'trophy hunting', caccia al trofeo, o uccisioni rituali da parte delle popolazioni locali, i leoni pagano un prezzo altissimo ad opera dell'unico loro predatore: l'uomo. Tristemente nota è la pratica del 'canned hunting', la caccia in scatola, letteralmente: leoni allevati in cattività e abituati all'uomo da anni di foto-ricordo con i turisti vengono rilasciati in territori recintati per essere uccisi da cacciatori stranieri. Aperto è il dibattito su quanto contribuisca effettivamente il turismo venatorio all'economia dei Paesi africani rispetto al giro d'affari legato al turismo fotografico e naturalistico: è indubbio, cifre alla mano, che un animale vivo renda più alle comunità locali di quanto non frutti la sua uccisione. Ricordate l'indignazione legata all'uccisione di Cecil The Lion, nel 2015? Lui aveva un nome, una storia. Molti Cecil The Lion vengono uccisi ogni anno in Africa senza fare notizia.

La morte di Cecil ha portato a modifiche legislative e restrizioni alla caccia al leone, ma vi sono anche altri fattori che vanno presi in considerazione per una efficace ed efficiente politica di conservazione del Panthera leo: l'espansione delle aree urbane, dei terreni agricoli e dei pascoli destinati agli allevamenti e la conseguente uccisione indiscriminata dei leoni in difesa di persone e greggi, la costruzione di strade attraverso i loro territori, oltre ai mutamenti climatici e alla crescente siccità (ricordiamo che il 2016 sta assetando paesi come il Sudafrica), la diminuzione delle prede disponibili, sono fattori che incidono pesantemente sulla sopravvivenza del maestoso felino. 

Immaginate l'Africa senza il ruggito dei suoi leoni. Immaginate l'Africa senza il suo Re.

È ora di agire. L'estinzione è per sempre.

Progetto Angels for Africa by Anpana

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I bracconieri sfruttano foto geotaggate e riviste scientifiche per trovare prede

  • Pubblicato in News

I bracconieri e i trafficanti di specie animali e vegetali sfruttano le riviste scientifiche per individuare i luoghi cui approvvigionarsi di animali (vivi o morti) e vegetali per soddisfare le richieste dei loro clienti. È quanto emerge da un'intervista a Jian-Huan Yang, Dirigente del Kadoorie Farm and Botanic Garden di Hong Kong ed esperto in conservazione, che recentemente ha scoperto alcune nuove specie di geko delle caverne in Cina. 

Copyright Kadoorie Farm and Botanic Garden | Photo by Jian-Huan YangUltimamente, infatti, i collezionisti hanno iniziato ad utilizzare report e studi scientifici pubblicati sulle riviste di settore per identificare sia nuove specie che aree particolarmente ricche di animali e vegetali da 'rapire' e immettere sul mercato. 

Per questa ragione, in seguito alla scoperta del Goniurosausus kadoorieorum, Yang ha deciso di non rendere nota la zona geografica in cui la nuova specie di geko è stata identificata e studiata. 

I geki sono molto di moda fra i collezionisti d'animali esotici e le riviste scientifiche (oltre alle foto geotaggate) stanno offrendo troppe informazioni utili ai bracconieri, responsabili della quasi estinzione di molte specie. 

Le preoccupazioni di Yang non sono infondate: già nel 2010 e nel 2013 aveva scoperto e descritto nuove specie di geko delle caverne, in ricerche effettuate insieme ad alcuni colleghi. Ignaro del rischio, aveva pubblicato anche i luoghi di scoperta, alcune caverne della Cina meridionale. Poche settimane dopo, i collezionisti e i mercanti di specie esotiche iniziarono a catturare i geki basandosi proprio sulle informazioni ottenute dalle pubblicazioni scientifiche e a rivenderli non solo sul mercato nazionale, ma anche oltre oceano, negli Stati Uniti e in Europa. 

L'allarme è lanciato, dunque: l'identificazione di nuove specie deve andare di pari passo con i principi fondamentali della conservazione e della tutela delle biodiversità. 

[Fonte: Kadoorie Farm and Botanic Garden | Photo by Jian-Huan Yang]

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1350 rinoceronti uccisi in Africa nel 2015: la strage continua

  • Pubblicato in News

#‎SaveTheRhino‬ 
La triste scoperta di 34 carcasse di rinoceronti bracconati in Namibia ha costretto le Autorità a rivedere al rialzo le cifre del massacro: il 2015 è stato dunque l'ennesimo annus horribilis per questi giganti fragili, con 1.350 vittime totali in Africa dovute alla caccia illecita per il mercato nero dei corni. L'aumentato impegno e impiego di ranger, esercito e forze di polizia in Sudafrica, nonché le pene sempre più pesanti per gli esponenti degli enti parco o delle forze dell'ordine coinvolti in traffici illeciti, ha costretto i cartelli a spostare le proprie attività in territori confinanti (come era prevedibile), nella speranza di trovare obiettivi meno difesi e tutelati, o ranger più impreparati e meno equipaggiati.

La Namibia ha implementato negli ultimi anni politiche di ripopolamento assai efficaci, che l'hanno resa la meta ideale per i bracconieri. Il totale dei rinoceronti uccisi nel 2015 nel paese sale così a 114, con un'impennata tristemente simile a quella avvenuta in Sudafrica qualche anno fa.

Il corno di rinoceronte viene quotato, secondo le ultime stime pubblicate dalle Autorità, a $65,000/kg sul mercato nero vietnamita. La maggior parte delle vittime sono mamme o femmine in gestazione e spesso, troppo spesso, i cuccioli sono i 'danni collaterali' di questo scempio, uccisi per aver cercato di difendere la propria madre. 
[Fonte TimesLive]

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